15.04.2016

CUOCHI A DOMICILIO E SOCIAL EATING

Social sì ma non troppo.

Ormai da qualche anno, dopo il boom di programmi televisivi dedicati alla cucina (di cui molti di voi, comprese noi, saranno sicuramente addicted), il mestiere del cuoco è diventato una moda molto diffusa, alcune volte anche troppo.

Per esempio ultimamente mi trovo a dover reprimere l’irrefrenabile voglia di commentare alcune pagine facebook (Americane, francesi ecc...ovviamente) in cui vediamo pubblicati video di ricette presentati come piatti gourmet, ma che se vai a vedere sono degli intrugli di formaggio, burro, burro e ancora burro, che hanno il coraggio di pubblicare con fierezza.

In Italia invece i cuochi, quelli veri, cominciano ad uscire dalle cucine dei ristoranti e ad arrivare nelle nostre case: gli chef a domicilio!

Un’evoluzione del catering ma molto più semplice.

Lo chef a domicilio decide il menù con te, va a fare la spesa per te e si porta dietro anche un aiutante per pulire per te!

Ovvio, il costo non è bassissimo ma vuoi mettere la comodità e il calore della propria casa, dei propri tempi e dei propri spazi?

È un gran pro e soprattutto fai un figurone con gli invitati.

L’evoluzione seguente allo chef a domicilio è il social eating:

in poche parole andare a mangiare a casa di persone mai viste e conosciute.

Ci si presenta a casa degli ospiti dopo aver letto il menù e accettato il prezzo e alcune volte, per esempio su Gnammo, puoi dare un’occhiata alle persone con cui cenerai, che non è per niente male.

Il menù è rigorosamente preparato dagli ospiti quindi non vi aspettate stelle Michelin. Diciamo che ci si va per curiosità, per conoscere persone nuove, ma anche per mettersi alla prova.

Ammetto che forse ancora non sono pronta (non sono ancora totalmente entrata nella social era) e se penso al social eating immagino come commensali:

  • l’imbarazzo;
  • loschi personaggi.

Nonostante questa sana diffidenza, che fai, non provi?

  • Allora ho pensato di partecipare con due regole:
    convincere un’amica a seguirmi;
  • stabilire che se ci tocchiamo il lobo dell’orecchio mentre facciamo l’occhiolino non si tratta di un tic ma del gesto segreto che da il via alla fuga.